
Entro in punta di piedi nella Torre della Ricerca con #sposaunacausa
Ci sono casi in cui ho il forte timore di risultare semplicistica. Banale. Riduttiva.
Scrivo e riscrivo i testi diverse volte cercando il modo migliore di veicolare le informazioni senza però trascurare la leggibilità.
Indecisione? Forse. Attenzione e puntigliosità di sicuro.
Il post di oggi rappresenta uno di questi casi; tante sono le cose che desidererei dire ma che ho timore di trasferire in modo poco efficace. Proviamo?

Visitare la famosa Torre della Ricerca, sede dei laboratori della Fondazione Città della Speranza, è stato come destarsi da un lieve torpore. Uno di quei momenti in cui realizzi concretamente che ci sono persone speciali che operano per il bene comune e animate da una grande passione.
Questa iniziativa per me rappresenta un milestone importante, ovvero la concretizzazione di un percorso che ho deciso di fare al fianco di una Onlus locale, un’azione di cui sentivo forte il bisogno e che per me ha un significato importante.
Fondazione Città della Speranza mi permete di entrare nei locali della sua sede principale, di parlare con le persone che la rappresentano, di osservarne le attività da spettatrice ammirata. Essa non solo costituisce un ente che ha scelto di muoversi nell’ambito dell’assistenza alle famiglie che devono affrontare una patologia oncologica pediatrica, ma si pone anche come esempio di eccellenza locale nella ricerca scientifica.
Il mio intento? Raccontare per portare alla luce. Valorizzare chi nel nostro territorio opera in funzione del bene.

Accompagnata da Stefania Fochesato, ex Presidente della Fondazione ora a capo delle iniziative di fundraising e dei rapporti con aziende, pubblico e scuole, ho l’opportunità di varcare la soglia della struttura che onora la nostra città di risultati blasonati in ambito medico.
Ho anche l’opportunità di parlare con chi della ricerca fa il suo pane quotidiano, scoprendo persone appassionate, illuminate e dalla sensibilità unica. Non trascuro di citare anche la loro disponibilità a raccontarsi ad una blogger padovana, sicuramente non l’interlocutore a cui sono più abituati, volendomi comunque rendere partecipe dei loro progetti e delle loro aspettative, condividendo anche opinioni squisitamente personali.
1050 giorni. Esattamente 3 anni ci sono voluti per dar vita ad una struttura che ci invidiano oltre oceano. Una Torre di Ricerca attrezzata con strumentazioni pari ad un ospedale ma con il vantaggio di potersi muovere più liberamente rispetto ad una struttura pubblica.
Il 2012 è l’anno dell’inaugurazione della sede della Fondazione che vanta ben 9 piani e 17.500 mq di dimensione, per il più grande centro di ricerca sulle malattie infantili d’Europa.
La Torre mi viene presentata con una visita che parte dall’ultimo piano, il nono.
Questo è l’unico piano a non essere allestito a laboratorio bensì a zona uffici di Euroimmun Italia, azienda con capogruppo tedesca nota come una tra le maggiori al mondo per la produzione di dispositivi per la diagnosi di patologie autoimmuni e infettive, per l’allergologia, e per i test genetici. Quest’azienda vanta tra i suoi successi lo sviluppo del primo test disponibile al mondo per la diagnosi sierologica dello Zika virus.
Visito con curiosità la sede, scattando qualche foto al meraviglioso panorama che si gode da quell’altezza. E poi scendo.
Stefania Fochesato mi segue passo passo, mi spiega e mi rende partecipe di ogni cosa, mi presenta gruppi di lavoro a cui rivolgo qualche domanda.
Incontro il gruppo che opera nell’ambito dell’OncoEmatologia Pediatrica sotto la direzione del Prof. Basso. Visi giovani accesi da una passione comune e che fondano il loro lavoro proprio su quest’ultima.
Uno di loro mi colpisce con questa frase:
Alcuni ricercatori hanno intrapreso il loro percorso professionale grazie ad illuminati professori di liceo, che sono stati capaci di far accendere una fiamma, altri sono stati colpiti dalla malattia e ne sono guariti, e da pazienti sono passati alla ricerca. Tanti percorsi differenti per un unico obiettivo.
Proseguendo nella mia vista mi fermo al settimo piano. E scopro che ci sono persone come il Dott. Marco Agostini del Nano Inspired Biomedicine Laboratory, che trasmettono una contagiosa energia positiva e che staresti ad ascoltare per ore.
Vincitore di un progetto di ricerca della durata di tre anni, Marco lavora in collaborazione con Houston ad un piano che ha come protagoniste le nano particelle. Egli ha strumenti, budget e struttura per raggiungere un obiettivo importante nel trattamento dei tumori.
Le considerazioni che facciamo abbracciano diversi argomenti, da quello farmaceutico a quello ospedaliero, e mentre parliamo Marco mi mostra le nano particelle che dovrebbero veicolare i farmaci nel sito del tumore amplificandone l’efficacia, riducendo allo stesso tempo dosi e effetti di tossicità sull’individuo trattato.
E mentre ascolto non posso non notare un guizzo di luce, quella stessa luce che anima le persone che hanno fatto una scelta di cuore e che rende una professione molto più simile ad una passione.
La mia visita prosegue toccando altri piani. Sono un’ospite curiosa ma rispettosa e non voglio abusare della disponibilità che mi è stata riservata. Saluto la gentilissima Stefania e mi dirigo verso la mia macchina.
Esco con la consapevolezza di avere avuto una grande fortuna e con la ferma convinzione di aver fatto una scelta corretta, almeno per me.
Tornerò a parlarvi presto di questa Fondazione, delle sue iniziative in ambito locale e assistenziale e dei suoi successi in ambito di ricerca scientifica.
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Poiché ci avviciniamo al periodo di dichiarazione dei redditi, vi invito a considerare la donazione del 5xmille alla Fondazione Città della Speranza. Grazie di cuore!
Cristina Papini
PH Galline Padovane
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