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Abbigliamento e accessori della tradizione veneta

I simboli delle tradizioni venete dalla storia ai giorni nostri

Alzi la mano chi non ha mai intossato un paio di calde pantofole invernali per stare in casa durante la stagione fredda! In famiglia le usiamo tutti, anche mio figlio. Curiosa di natura quale sono, mi è capitato di chiedermi quale fosse l’origine di queste comodissime calzature e mi sono messa alla ricerca. Ho trovato un sacco di curiosità interessanti legate alle tradizioni venete, capi di abbigliamento e accessori che erano molto di moda ai tempi antichi e che mai avrei pensato fossero in voga anche oggi. Li trovi tutti qui nel blog.

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Capi di abbigliamento, gioielli e oggetti tipici del Veneto antico e moderno

PAPUSSE

Sono conosciute anche come veneziane, furlane o scarpet e sono oggi amate per la loro comodità. Le loro origini risalgono all’Ottocento e pare che i primi modelli fossero legati all’usanza del riciclo di materiali.  Prima di approdare a Venezia, infatti, le furlane erano realizzate a mano con tessuti di scarto dalle donne del Friuli e venivano utilizzate come scarpe delle feste, indossate anche dalle spose nel giorno delle nozze. Nel primo dopoguerra le papusse arrivarono in suolo veneziano e i primi a sceglierle furono i gondolieri. Ne apprezzarono la stabilità della suola antiscivolo e il comfort. Da allora le furlane continuarono con successo la loro storia tra le botteghe e i laboratori artigianali di Friuli e Veneto. Oggi sono state riscoperte e riproposte da molti brand, puoi trovarle in tantissimi modelli, tessuti e colori e le puoi abbinare al tuo outfit preferito.

SIAL O ZENDALE

Si tratta di uno scialle ampio e con frange lunghe molto usato dalle popolane di Venezia per coprire testa e spalle. Nel 1761 Giovanni Vogli, un padre di famiglia armeno che produceva scialli in seta, fu costretto a lasciare la sua terra e si rifugiò a Venezia. Qui ottenne il permesso di continuare con la sua attività: produrre “fazzoletti” di colori diversi, chiamati “zendale” in dialetto, simili a quelli che indossavano le donne dello Scià di Persia. Da qui la parola “scialle”. Li realizzava in seta, lana, pizzo. In seguito alla proclamazione del lutto per le vittime della lotta di liberazione, nel 1948, gli scialli iniziarono ad essere solo di colore nero. Una curiosità legata a questo capo deriva dal suo uso. Alcune donne lo indossavano lasciando le spalle leggermente scoperte per attrarre i loro futuri innamorati. Nel momento in cui il prescelto si avvicinava, facevano volteggiare lo scialle attorno alla spalla. In questo modo le frange si impigliavano sui bottoni dei vestiti dell’amato. E’ proprio da questo gesto che deriva il modo di dire veneto “tacàr botòn”. Il fascino dello scialle resta comunque intramontabile perché ancora oggi se ne confezionano in tutta Italia, in materiali diversi, con o senza frange e in forma triangolare, quadrata o a ruota.

MORETTI VENEZIANI

Si tratta di gioielli molto antichi, risalgono addirittura al Cinquecento e sono quelli che più rappresentano l’artigianato della Repubblica della Serenissima. Devono il loro nome alla parola “moro” che indicava i pirati saraceni dell’epoca, e volevano essere la rappresentazione dei pirati turchi sottomessi. Venivano indossati come orecchini e col tempo diventarono un vero e proprio simbolo di ricchezza. Oggi i moretti veneziani vengono prodotti per diversi utilizzi come ciondoli, spille, fermacravatte e sono un oggetto molto ambito da un pubblico d’élite.

TABARRO

Era un tipico indumento maschile che si ispirava alle tuniche dei patrizi romani. Una sorta di antico mantello ampio e rotondo in tessuto pesante, con chiusura unica al collo, molto diffuso durante il Medioevo e nell’Ottocento. Esisteva in due versioni: lungo fino al polpaccio e corto per andare in bicicletta e a cavallo. Oggi viene prodotto in tessuti diversi ed è diventato un capo artigianale di grande pregio.

LA MUNEGA

Era uno scaldino che si infalava nel letto per riscaldarlo ai tempi in cui non c’erano i termosifoni in tutta la casa. Era fatto di legno e la sua forma ricordava quella di un’ellisse, doveva infatti tenere sollevate le coperte. Al centro aveva un piano d’appoggio nel quale veniva posto un contenitore (detto la fogàra) con le braci. Nelle gelide giornate invernali toglieva l’umidità dalle lenzuola e dalle coperte lasciandole piacevolmente calde al momento di coricarsi. Oggi ovviamente non è più utilizzata. Ma per chi desidera avere un letto molto caldo è stata sostituita dalle classiche borse dell’acqua calda o dai più tecnologici scaldasonno.

Cristina Papini


PH Marika Sartori via Unsplash
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