
La mia intervista a Michele Tombolini autore di Butterfly
Galline Padovane varca i confini di stato e arriva all’estero.
Il mio recente viaggio a Berlino è stata anche l’occasione per incontrare un artista veneto di stampo internazionale che nella capitale tedesca ha messo recentemente radici. Sto parlando di Michele Tombolini, artista veneziano che proprio a Berlino ha realizzato l’opera monumentale da titolo Butterfly.

Oggi vi presento Michele e la sua Butterfly, opera facente parte del progetto Indelible Marks avente come obiettivo la sensibilizzazione contro la violenza sui minori.
Ci incontriamo un giovedì mattina in Krossener Straße, 36 proprio ai piedi del grande palazzo che ospita la sua realizzazione. Arrivo mio malgrado in ritardo, la zona non è proprio vicina al mio hotel e lungo il tragitto mio marito ed io fatichiamo a trovare la linea del tram corretta che ci porti a destinazione. C’è vento. Prima sole, poi nuvolo, poi sole di nuovo.
Percorriamo un tratto di strada a piedi gustandoci una Berlino un po’ fuori dal centro turistico; in questa zona ci sono graffiti a perdita d’occhio, fotograferei ogni centimetro di muro che affianco.
Giungo a destinazione e Michele mi accoglie con un sorriso vibrante, lo capisci subito che è una persona disponibile ed espansiva, uno di quei veneti che ti fanno sentire subito a casa.
Mi scuso per il ritardo e subito vengo catapultata nell’opera.
Butterfly è veramente imponente, essa occupa una parete cieca di un palazzo di quattro piani. Impossibile non notarla, impossibile resistere al suo messaggio.
120 pannelli di forex fissati a muro con semplici viti, una bimba e le sue deliziose ali. La sua bocca tacitata da una x nera, un grido silenzioso che sfida omertà ed indifferenza.
Un progetto in collaborazione con ECPAT, onlus che opera a livello internazionale contro gli abusi sui minori.
Michele ci tiene a precisare di non essere uno street artist, egli si definisce piuttosto un artista neo pop, ma il messaggio che vuole comunicare con Butterfly richiede necessariamente un ambiente aperto, una visibilità pubblica come quella di un muro.
Parliamo un pochino e pian piano emergono aspetti di quest’opera davvero interessanti come la realtà aumentata.
Scaricando l’applicazione gratuita puntando il QR-Code alla base del murales (realizzata da Diego Loreggian di DNA Cultura), si ha accesso ad una serie di contenuti studiati dall’artista che vitalizzano e rinnovano l’opera. Essa si arricchisce di nuovi dettagli che la rendono sempre diversa come frasi, animazioni, integrazioni.
Michele mi spiega la scelta della location, iniziata con una ricerca certosina di muri ciechi in giro per la città ove poter realizzare l’opera. Così, dato il mio passato in edilizia, mi vengono subito in mente un sacco di possibili cavilli burocratici che avrebbero reso complessa una simile installazione in Italia. Michele invece mi conferma che a Berlino c’è più libertà in tal senso e che, una volta trovato l’appoggio del proprietario dello stabile (al quale il progetto è piaciuto subito molto), si può procedere liberamente.
Una domanda mi sorge spontanea: che ci fa un veneziano a Berlino?
Così Michele mi racconta di esserci arrivato in occasione della lavorazione del murales e di non essersene più andato. Non è detto però che Berlino sia la sua base definitiva anche se al momento la ritiene una piazza internazionale perfetta dove lavorare e stabilirsi con la famiglia.
Prima di salutare Michele gli chiedo, come mia consuetudine, di dare un messaggio ai miei lettori. Lui mi risponde così
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Cristina Papini
PH Galline Padovane
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